La blockchain di Reggio Tricolore non è un vezzo tecnologico né uno strumento di marketing: è un modo per restituire al consumatore finale lo stesso rapporto di fiducia che i nostri casari avevano con le latterie di paese prima dell'industrializzazione. Ogni forma in uscita dal nostro caseificio porta stampigliato a fuoco un QR code che rinvia a un registro pubblico, leggibile da qualsiasi smartphone senza applicazioni dedicate.
Scansionando il codice, il cliente vede sei informazioni: la data di lavorazione, il casaro di turno, la mucca di origine del latte (ove il lotto derivi da un singolo capo), il numero della forma all'interno della produzione giornaliera, l'andamento delle temperature di cantina e il profilo aromatico previsto per la fascia di stagionatura acquistata. Nessun dato è richiesto al consumatore; la lettura è completamente anonima.
Il sistema è stato avviato nel 2019 in concomitanza con il lancio dell'e-commerce proprietario. Da allora sono stati evasi oltre 18.400 ordini con tracciabilità completa: ogni cliente ha potuto risalire fino alla forma specifica che ha acquistato, vedere in che cantina era conservata e a quale temperatura. Il tasso di reso documentato è dello 0,4%: un numero che attribuiamo, almeno in parte, alla fiducia che la trasparenza costruisce.
Non sostituiamo la parola del casaro con un algoritmo. La blockchain di Reggio Tricolore è un registro aperto: chi vuole può ancora venire a Vetto, varcare la soglia del caseificio e chiedere a voce a Giancarlo o a Luca Bonacini, terza generazione, di raccontargli come quella forma è nata. Il QR è solo un modo per non perdere quel racconto quando la forma viaggia.